DAI PROCESSI PER MANCATA REGISTRAZIONE (EX INTERPRETAZIONE LEGGE SULLA STAMPA DEL 1948) ALLA SENTENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE (riportata su tutti i quotidiani dell'11 Maggio 2012) ED OLTRE

Ve lo ricordate Lutero?
Erano trascorsi più di cinquant'anni dalla scoperta della stampa con caratteri mobili, ma la chiesa di Roma proprio non voleva saperne di rendere accessibile a chiunque lettura ed interpretazione della Bibbia. Il tira e molla col monaco (accompagnato anche da quella quisquilia della vendita delle indulgenze) si protrasse a lungo fino a concludersi con la prima grande scissione nell'area della cristianità occidentale.

Beh! In scala non tanto minore è quanto s'è verificato con la faccenda di quel blogger siciliano dopo ben sette anni di conflitti giudiziari con quanti non volevano ficcarsi in testa che, volenti o nolenti, viviamo tutti nell'era digitale.

Non è più tempo, per farla breve, di effettuare difese ad oltranza di quel monopolio della diffusione di notizie meglio noto col nome di “Ordine dei Giornalisti”. Non é più tempo, soprattutto, di  mantenere in vigore artificiose differenziazioni e contrapposizioni tra produzione cartacea e creazioni per il web; tanto equivale ad ignorare l'esistenza delle nuove irrinunciabili frontiere della comunicazione rappresentate dalle tecniche  di cross media pubblishing.



UNA SENTENZA CHE FA DISCUTERE
Vedi il video
" Blogger condannato per stampa clandestina"
rilevato in Rete da: http://www.youtube.com/watch?v=1rtikXlqfWc

caso_carlo_ruta.flv caso_carlo_ruta.flv

ed ancora, un post ripreso da:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/28/50-mila-blog-chiusi-per-stampa-clandestina/114411/


50 MILA BLOG CHIUSI PER STAMPA CLANDESTINA?

 All’inizio di maggio una sentenza della prima sezione penale della Corte di Appello di Catania ha equiparato un blog ai giornali di carta. Dunque commette il reato di stampa clandestina chiunque abbia un diario in Internet e non lo registra come testata giornalistica presso il tribunale competente, come prevede la legge sulla stampa n° 47 del 1948.

 La vicenda è paradossale e accade in Italia. Lo storico e giornalista siciliano Carlo Ruta aveva un blog: si chiamava Accadeinsicilia e si occupava del delicato tema della corruzione politica e mafiosa. In seguito a una denuncia del procuratore della Repubblica di Ragusa, Agostino Fera, quel blog è stato sequestrato e chiuso nel 2004 e Ruta ha subito una condanna in primo grado nel 2008. Ora la Corte di Appello di Catania, nel 2011, ritiene che quel blog andava considerato come un giornale qualsiasi – ad esempio La Repubblica, Il Corriere della Sera o Il Giornale – è dunque doveva essere registrato presso il “registro della stampa” indicando il nome del direttore responsabile e l’editore. La notizia farà discutere a lungo la blogosfera italiana: cosa succederà ora?

  Massimo Mantellini se la prende con Giuseppe Giulietti e Vannino Chiti per aver presentato in Parlamento la Legge 62 sull’editoria, che è stata poi approvata, con la quale si definisce la natura di prodotto editoriale nell’epoca di Internet. Ma il vero problema, a mio avviso, è la completa o scarsa conoscenza di cosa sia la Rete da parte di grandi pezzi dello Stato, incluso la magistratura. Migliaia di burocrati gestiscono quintali di carta e non sanno quasi nulla di cosa accade in Internet e nei social network. Questa sentenza, quindi, è un regalo alla politica cialtrona che tenterà ora di far chiudere i blog scomodi. Proveranno a imbavagliarci.

 In Italia ci sono oltre 50 mila blog. Soltanto BlogBabel ne monitorizza 31 mila. Nel mondo esistono almeno 30 milioni di blog e forse sono anche di più. I blog nascono come diari liberi on line, può aprirne uno chiunque. Una casalinga. Uno studente. Un  professore universitario. Un operaio. Un filosofo. Chiunque. Ma adesso in Italia non è più possibile e possiamo dire che inizia il Medioevo Digitale. Nel mondo arabo i blog e i social network hanno acceso il vento della democrazia, il presidente americano Barack Obama plaude il valore di Internet e la libertà d’informazione, Wikileaks apre gli archivi segreti delle diplomazie, e noi, in Italia, in un polveroso palazzo di giustizia, celebriamo la morte dei blog.

 Ma la vogliamo fare una rivoluzione? Vogliamo scendere in piazza come gli Indignados spagnoli e inventarci qualcosa che faccia notizia in tutto il mondo? Vogliamo innalzare una grande scritta davanti alla Corte Costituzionale con lo slogan “Io bloggo libero, non sono clandestino!”. Eggià: perché gli avvocati di Ruta faranno appello in Cassazione e a quei giudici bisognerà far sapere che in Italia ci sono 50 mila persone libere che hanno un blog e confidano nell’articolo 21 della Costituzione, che permette la libertà di espressione con qualunque mezzo.

 Che ne dite? Ci proviamo?




 vedi ancora intervento di Guido Scorza  e successiva sentenza Cassazione dell' 11 Maggio 2012
Altri orientamenti interessanti
Sentenza 28 Giugno 2012 della Corte di Strasburgo su liceità pubblicazione di documenti coperti da segreto istruttorio